Matteo 10, 16-20

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Ecco: io vi mando come pecore in mezzo a lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe. Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi»

Queste parole inserite nel “discorso missionario” sono rivolte anche a noi oggi.

Quante volte in questa società ci sentiamo “pecore in mezzo a lupi”? personalmente ogni tanto, un pochino sì, quelle poche volte in cui riesco a pensare o agire “come se fossi fuori dal mondo”, dicono i miei studenti…  🙂

Ma attenzione, Gesù non vuole persone “ingenue o sprovvedute”, dice di essere “prudenti” e “semplici”, ovvero essere pronti e scattanti ma vigili, senza perdere l’essenzialità e la freschezza dell’annuncio.

Così forse si comprende meglio l’invito di Gesù ad aver fiducia nello Spirito che ci suggerirà a tempo debito cosa dire/come comportarci… serve “allenamento” per lasciarsi guidare dallo Spirito!! Non si può improvvisare, ma occorre esser consapevoli che l’annuncio non è tutto solo sulle nostre spalle, anzi! Il “grosso” lo fa Lui!

Ecco, allora, le parole profonde e dense di Paolo, che ci ricorda come noi senza lo Spirito siamo proprio “deboli”, che è proprio lo Spirito che ci rende “forti” (la fortezza è un Suo dono!), per resistere a “debolezze, oltraggi, difficoltà, persecuzioni, angosce” (2Corinzi 12,10).

Non so come si faccia a dire “mi vanterò ben volentieri delle mie debolezze” o “mi compiaccio nelle mie debolezze”, se non pensando a quello che Paolo ha vissuto nella sua vita, passando da persecutore ad essere un “salvato” dall’amore misericordioso di Cristo. Solo chi riceve il perdono (badate bene, noi tutti ogni volta che ci confessiamo di vero cuore e chiediamo perdono nell’eucarestia!), sa che Dio non sta fuori o al di là delle nostre miserie, ma proprio lì si fa incontrabile e sperimentabile!

La Chiesa non è costituita dai migliori, anzi dai peggiori, ma che sanno di esserlo e riconoscono il dono grandioso ricevuto che è la Salvezza! Solo in questo modo passa la testimonianza, si evita di vantarsi, si evita l’incoerenza e la falsità, l’illusione di essere i migliori.

“Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza” (2 Corinzi 12,9).

 

Il profeta Elia, protagonista di una bellissimo incontro nel deserto con il Signore, e Paolo hanno vissuto “momenti di estasi”  (“rapito fino al terzo cielo”, 2 Corinzi 12,2) in cui probabilmente hanno avuto la rivelazione di poterTi conoscere davvero e capire la Tua vera grandezza, che non sta in eventi prodigiosi o forti, ma nell’amore, che per natura è debole perché si offre all’altro, senza pretesa o rischiando il rifiuto e richiede sensibilità per essere accolto.

 

Signore, donaci la capacità di riconoscerti nel “sussurro di una brezza leggera” (1 Re 19, 12), aiutaci a riconoscerci peccatori fragili e bisognosi del tuo perdono, ricordaci che non vuoi gente perfetta, ma persone che sanno amare. Insegnaci a “vantarci delle nostre debolezze”. Mostraci continuamente la tua grandezza che risiede nei piccoli, nei gesti semplici ed insignificanti di gentilezza, amicizia, servizio, compassione, contrari alle logiche di questo mondo. La festa di ieri, d’altronde, ci ha ricordato come Tu hai scelto prima Israele, poi Maria, insomma, da sempre l’umanità piccola per promettere a tutti la Gloria di una vita gioiosa con Te in cielo!