Luca 22, 31-33

In quel tempo. Il Signore Gesù disse a Pietro: «Simone, Simone, ecco: Satana vi ha cercati per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli». E Pietro gli disse: «Signore, con te sono pronto ad andare anche in prigione e alla morte».

Nel brano di Vangelo di oggi i ruoli sembrano essersi invertiti: è il Signore Gesù che prega per Pietro, anziché il contrario. Gesù infatti sembra essere preoccupato perché Satana cerca e indaga su Pietro e, per salvarlo, prega per lui.

Mi colpisce inoltre che ciò che il Signore fa per salvare Pietro è “semplicemente” pregare per lui: potrebbe spodestare Satana, farlo precipitare come il branco di porci nel dirupo, e invece Gesù semplicemente prega. 
Il Signore poi lascia un comandamento per Pietro: una volta che lui è stato salvato, deve a sua volta fare lo stesso con i suoi fratelli. E Pietro risponde senza esitazioni: «Signore, con te sono pronto ad andare anche in prigione e alla morte».

Oggi è facile riconoscerci nella figura di Pietro: quando ci sentiamo amati e accompagnati dal Signore non esitiamo ad affermare che lo seguiremo sempre senza indugio ma poi, nei momenti più difficili, non è sempre facile mantenersi fedeli a questa intenzione. 

Eppure Pietro, pur avendolo rinnegato tre volte, rimarrà fedele al Signore e il Signore su di lui fonderà la sua Chiesa. Viviamo quindi nella certezza che il Signore prega per noi, per me, e grazie alla forza di questa preghiera possiamo essere fondamento della sua Chiesa, anche in questi tempi difficili.