“In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberiade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.” (Giovanni 21,1-14).

La pesca miracolosa sulle rive del mare di Galilea, dopo la resurrezione di Gesù, ci richiama ad altri contesti e avvenimenti accaduti nel corso del cammino che Gesù stesso è i discepoli hanno vissuto.

Di questo passo evangelico di Giovanni vorremmo esplorare i verbi utilizzati da Gesù risorto nell’incontro con i suoi discepoli e confrontarli con la missione di noi credenti nell’attuale difficile contesto sociale e sanitario.

Mangiare. Gesù rivolge una domanda: “Figlioli, non avete nulla da mangiare?” Condividere la mensa è una delle più importanti occasioni d’incontro in famiglia, con gli amici, con i parenti, nella comunità per fare festa. É questo che il Signore chiede ai suoi discepoli. Quello che ci manca di più oggi è la bellezza del mangiare insieme. Scopriamo che questa privazione limita enormemente le relazioni e i contatti. Oggi sentiamo il bisogno di riprendere uno scambio perché fa parte integrante della nostra vita.

Gettare e trovare. “Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete”. É un invito ad osare e ad avere coraggio quello che Gesù rivolge ai suoi compagni d’avventura, delusi dall’esito delle loro aspettative. A volte l’impossibile diventa possibile, dipende da noi. Per questo sicuramente troveremo. Pensando all’oggi, il coraggio che dobbiamo riconquistare è nel l’avere relazioni vere e profonde, oltre le maschere che siamo costretti a portare. Troveremo occasioni, luoghi e persone che hanno bisogno di noi.

Portare. “Portate un po’ del pesce che avete preso ora”. Nel condividere bisogna che ciascuno porti qualcosa. Magari la fatica, l’impegno di trascinare, una rete, con il rischio che si rompa. É quello che i discepoli fanno inaspettatamente. Il portare, nell’attuale contesto, significa assumersi una responsabilità. É una responsabilità comporta assumere dei rischi. Rischiare fa parte della vita. É scommettere su un futuro diverso. E il futuro lo si costruisce non a mani vuote ma portando pesi e fatiche e spesso sacrifici.

Venire. “Venite a mangiare”. Gesù invita i suoi discepoli a condividere. Condivide con Simon Pietro, Tommaso, Natanaele, Giacomo, Giovanni e altri due discepoli di cui non sappiamo il nome. Questi discepoli sono coloro che più di tutti avevano delle aspettative. Desideravano una liberazione. Credevano in un Messia che li liberasse dalla dominazione dell’invasore. Speravano in un futuro migliore. Guardando all’oggi venire vuol dire condividere, agire, innovare, riformulare, trovare altre strade. Questo è il tempo di scommettere su un futuro diverso, di innovazione.

Questo Evangelo ci aiuta a guardare avanti con fiducia e fedeltà al Signore. Questo é il tempo di guardare avanti, di progettare il domani perché troveremo.