Gv 14, 25-29
Queste cose vi ho detto quando ero ancora tra voi. Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: vado e tornerò a voi; se mi amaste, vi rallegrereste che io vado dal Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto adesso, prima che avvenga, perché quando avverrà, voi crediate.

In queste poche righe, Gesù capisce subito che le parole che sta pronunciando possono creare una mancanza nei discepoli, non solo a causa della sua perdita, ma anche ad uno smarrimento più profondo e radicato; l’idea, però, che egli vuole immediatamente sottolineare è che la sua partenza non sarà un sinonimo della parola “assenza”, ma la conferma di una presenza nuova e concreta.
Come?

Mediante lo Spirito e nel dono della pace: queste sono le sue promesse, chiare e vitali, per ogni persona lungo il cammino e per ogni comunità.
Ma, soprattutto, per me … qui e oggi: è la garanzia di custodire con amore e fedeltà la Parola all’interno delle relazioni che abito, sviluppando la capacità di guardare al mondo con uno sguardo benevolo e che sa cogliere il miracolo nelle piccole cose.

– Quali sono i segni dello Spirito che riesco a cogliere nella mia quotidianità?
– Di quale pace faccio esperienza nelle relazioni? E di quale ne sono testimone?
– Quali tipi di sane inquietudini mi aiutano a crescere nel mondo?

Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore:
egli annunzia la pace
per il suo popolo, per i suoi fedeli,
per chi ritorna a lui con tutto il cuore.
La sua salvezza è vicina a chi lo teme
e la sua gloria abiterà la nostra terra
(Salmo 85)