Luca 18,18-23
Un notabile lo interrogò: «Maestro buono, che devo fare per ottenere la vita eterna?» Gesù gli rispose: «Perché mi dici buono? Nessuno è buono, se non uno solo, Dio. Tu conosci i comandamenti: Non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non testimoniare il falso, onora tuo padre e tua madre».  Costui disse: «Tutto questo l’ho osservato fin dalla mia giovinezza».  Udito ciò, Gesù gli disse: «Una cosa ancora ti manca: vendi tutto quello che hai, distribuiscilo ai poveri e avrai un tesoro nei cieli; poi vieni e seguimi».  Ma quegli, udite queste parole, divenne assai triste, perché era molto ricco.

E’ talmente conosciuto questo episodio del Vangelo che rischia di essere velocemente archiviato come “già compreso”. Leggendolo con il cuore sono stata colpita da alcune sfumature nuove.

Questo notabile non è uno sprovveduto e neppure insensibile, poiché si rivolge a Gesù chiamandolo MAESTRO (ne riconosce l’autorità) e definendolo BUONO (qualcosa del suo atteggiamento avrà suscitato tale giudizio); per Gesù non è una lusinga poiché lo rimbrotta un pochino “Perché mi dici buono? Nessuno è buono se non uno solo, Dio.”

Da queste battute imparo che occorre andare a fondo nelle cose, in qualunque circostanza: l’affermazione del giovane non è sbagliata ma può essere una reazione sentimentale e Gesù corregge rimandando oltre, all’origine, anche origine di Cristo
stesso, ovvero DIO E LA SUA BONTA’.

Nei versetti seguenti il riferimento al decalogo mi mostra Gesù che, ancora una volta, con delicatezza e misura, parte da una storia, da qualcosa che già è presente nella vita di questo giovane: la legge. Lo prende per mano e gli fa compiere un passo verso la felicità più profonda e indefettibile, che supera la legge stessa.

Ma lui si ferma prima. Non vuol fare il passo della radicalità nella sequela alla persona di Gesù. Finchè si tratta di seguire le norme va bene, si può fare. Ma quando si arriva a dover cambiare vita e seguire una persona…è un altro discorso!

E io? Scelgo Gesù come compagnia della mia vita o mi accontento di obbedire alle regole che mi fanno sentire a posto con la mia coscienza narcotizzata?
Occhio…”ma quegli, udite queste parole se ne andò triste”.
Se non scelgo Gesù questo è il risultato. Sopravvivere, non vivere in eterno.