“In quel tempo. Il Signore Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». (Mt 16,13-19)

Matteo narra, in questo brano, la confessione di Pietro e la sua investitura da parte di Gesù, in vista della sua missione nella Chiesa. Le due scene sono presentate con grande solennità.
Voglio proporvi alcuni spunti sulla prima delle due scene; la “confessione di Pietro”. Lo spazio in cui è risuonato l’atto di fede non è quello della gente, ma quello dei discepoli. Si tratta cioè di quello spazio in cui c’è la possibilità di ascoltare e capire non con le proprie forze, ma con l’aiuto di Gesù Maestro e con l’aiuto del Padre che si rivela ai piccoli «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza» (Mt 11, 25-26).

Donami, Signore, la semplicità dei puri di cuore, la meraviglia e lo stupore per le tue opere, l’accoglienza del tuo regno, come fa un bimbo di fronte al mondo.
Pietro ha pronunziato quelle parole con la propria lingua, con una profonda e sentita convinzione, ma esse non trovano in lui la loro fonte, la loro sorgente … perché “né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli”. Queste erano parole di fede! La fede non nasce dalla
debolezza umana. La fede è dono del Padre.
E allora, come il cieco che incontriamo nel vangelo di Luca, anche noi diciamo: «Signore, fa che io ci veda di nuovo», cioè: ridonami la fede, per sentirmi ripetere le tue parole di salvezza: «La tua fede ti ha salvato».

Chiediamo al Signore di donarci ogni giorno la forza di “fidarci” di Lui, mettendo la nostra vita nelle Sue mani.