“Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato 40 giorni e 40 notti, alla fine ebbe fame” (Matteo 4,1-11)

Conosciamo tutti le tentazioni subite da Gesù: potere, fama, ricchezza… è lo stesso rischio per ciascuno di noi, anche oggi come in ogni tempo, di basare la nostra vita su questo, invece di scegliere di affidare la nostra vita a Dio. Oggi, però, mi colpisce l’inizio di questo brano. Bell’inizio, mi viene da dire… e infatti alla fine nel Getsemani la tentazione torna… Anche per Gesù dopo aver resistito, proprio come noi quando ci sentiamo forti, lì inizia la vera prova. Lo Spirito era compagno di Gesù, presenza viva del Padre che non lo ha mai lasciato solo in tutta la vita nel mondo, fino alla morte. Quello che ci capita, anche se appare duro, terribile, incomprensibile, ingiusto, non è mai più forte del bene che Dio ci vuole e non è abbastanza per allontanare il Signore da noi (“SEMPRE PIENI DI FIDUCIA” 2Cor 5,6). Mi ricorda san Paolo quando dice che “nulla ci separerà dall’amore di Dio”. Perfino nella prova e nella tentazione, Dio ci è vicino e guida la nostra vita. Questo è in parte anche il significato del luogo del “deserto” nella Sacra Scrittura, prova di fedeltà e possibilità di incontro con Dio, dopo essersi spogliati di tutto. Anche Gesù forse ha avuto bisogno di spogliarsi di certe cose…per imparare a vivere da Figlio fedele al Padre, anche pubblicamente davanti a tutti gli uomini che poi, da lì in avanti, ha incontrato. Ecco il significato del digiuno, allora, come ci ricorda anche la prima lettura: non serve un digiuno esteriore come pratica o precetto se non è accompagnato dalla vera volontà di rinunciare a tutto ciò che è contrario alla volontà di Dio e al Suo bene (“ecco nel giorno del vostro digiuno curate i vostri affari e angariate i vostri operai. Ecco voi digiunate fra litigi e alterchi” Isaia 58,3.4). Nella seconda lettura S. Paolo aggiunge un altro particolare: il digiuno serve per ricordarci il distacco dalle cose materiali perché meno durature dello Spirito (“noi non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili ma su quelle invisibili, perché le cose visibili sono di un momento, quelle invisibili invece sono eterne” 2corinzi 4,18). Attenzione al fine per cui occorre “fare digiuno”, “sforzarsi di essere a Lui graditi” (2Cor 5,9), “sapendo che siamo in esilio lontano dal Signore finché abitiamo nel corpo” (2Cor 5,6).

“mi cercano ogni giorno, bramano di conoscere le mie vie. Bramano la vicinanza di Dio” (Isaia 58,2): iniziamo la Quaresima come tempo di affidamento e conversione, certi della presenza di Dio vicino a noi!