Giovanni 7, 32-36“Dove mai sta per andare costui, che noi non potremo trovarlo?”Trovo che il Vangelo di Giovanni sia il più complicato dei quattro e in qualche modo il meno diretto. In questa pagina di Vangelo mi sembra che le cose si complichino ulteriormente, con un discorso di Gesù che crea quasi mistero, che disorienta, che lascia molti interrogativi a chi lo ha ascoltato.Tra le domande che cominciano a passare tra la folla mi ha colpita quella sopra citata; penso che il tema qui sotteso sia il desiderio di comprendere fino in fondo la missione di Gesù, intesa (quasi letteralmente) come l’esperienza ultima, la meta e il fine (o la fine!) della sua vita.È interessante leggere che all’inizio del brano si parla della gente che sussurra qualcosa riguardo Gesù, motivo che spinge i farisei e i sacerdoti a volerlo arrestare. Questo sussurro è potente, concetto illogico a pensarci! ma forse anche per questo così affine all’esperienza di Gesù.. così potente perché tratta della sua origine, è una discussione sulla credenza o meno che Gesù sia veramente Figlio di Dio e quindi provenga da Dio.Ecco allora che mi viene spontaneo accostare le due domande: una circa l’origine di Gesù, l’altra invece riguardo la sua meta.Leggo qui un forte messaggio per la mia vita: Gesù, al contrario della gente, parla con perfetta coscienza di quella che sarà la sua/il suo fine, proprio perché sa da Chi proviene.Così anch’io, per orientare la mia vita, dovrei chiedermi prima da dove vengo e quindi a Chi o a quale esperienza appartengo, quale sento più vera per la mia vita.Trovo perfettamente sensata dunque la posizione di Gesù, che crea disorientamento con il suo discorso, rispecchiando una condizione tipicamente umana, quasi a dire ‘Attenti a non perdervi!’.Il rischio, forse il più temibile, è quello di perdere non solo la bussola, ma il Signore stesso, “mi cercherete e non mi troverete”.A questo rischio, forse per scacciarlo, rispondo e credo nel “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20).