“Il terzo giorno vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Venuto a mancare il vino…”

Giovanni 2,1-11

Della liturgia di oggi mi colpisce l’elemento di “eccedenza” che noi non ci aspettiamo (6 anfore da 80-120 litri!!). Non so se si tratta di un vero e proprio “miracolo”, o meglio sì certamente, ma nel modo con cui ne parla Giovanni, cioè segni (sèmeia- prima parte del Vangelo), ovvero anticipazioni della gloria, cioè dell’amore che si dona e che viene esaltato (seconda parte del vangelo di Gv, passione e pasqua).

Nel momento del fallimento, Dio sembra lasciarci nel vuoto, nel bisogno, nella mancanza, ma Lui non se ne va, è presente -se lo invitiamo nella nostra vita, alla nostra festa- e attende di poter compiere un suo gesto d’amore.

È stato lo stesso per Israele nel deserto (“mancava l’acqua per la comunità” Numeri 20,2): la loro reazione è stata ribellarsi (Meriba significa contestazione) a Mosè e Aronne, lamentarsi, “prendersela con il Signore”. E noi? Come reagiamo di fronte a difficoltà, problemi, le prove della vita, in cui ci chiediamo se il Signore si è scordato di noi?

Mosè e Aronne si sono prostrati e “la gloria del Signore apparve loro” (Nm20,6) ma in realtà – ci dice la Scrittura – non hanno creduto veramente a Dio, il popolo ha avuto bisogno del segno del bastone (grazie al quale è sgorgata acqua dalla roccia); invece Maria ha avuto attenzione ai bisogni del suo prossimo: “Non hanno vino” (Gv 2,3), dice semplicemente. E sa qual è la cosa giusta da fare: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela” (v.5), si è affidata a suo figlio Gesù.

San Paolo ci ricorda che “nella speranza siamo stati salvati” (quel “Spe salvi”, enciclica di Benedetto XVI); “Lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo come pregare in modo conveniente ma lo Spirito stesso intercede” (Rm 8,26). Il vino buono Dio lo riserva alla fine; nel momento migliore (o peggiore?) ci riscatta, quando tutto sembra finito…. come non vedere qui un segno anticipatore della Croce di Cristo? Non a caso il brano inizia con l’espressione “il terzo giorno”, ovvero il tempo in cui Dio agisce, da sempre e in particolare con la Resurrezione.

 

In questa domenica dove, dopo la stella, la voce al battesimo del Giordano, riceviamo un altro “segno” del manifestarsi di Dio al mondo, chiediamoci se sappiamo davvero riconoscere il Signore nella debolezza, nella difficoltà, nella semplicità della nostra vita o se ancora ci aspettiamo solo azioni grandiose e prodigiose per credere e sperare in Lui.

Non perdiamo mai la speranza, perché il vino buono Dio ce lo tiene da parte!!

Io Ti ringrazio, Padre, perché ai piccoli hai rivelato la tua presenza e non mi lasci sola nelle difficoltà, piccole e grandi, della vita. Mi sorprendi grazie ai doni che mi fai, attraverso le persone che mi metti vicino. Con le nostre imperfezioni e debolezze, Tu ti rendi manifesto e puoi fare grandi cose. Io Ti invito, vieni sempre alla mia festa!