“E quando sarà venuto, dimostrerà la colpa del mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio. Riguardo al peccato, perché non credono in me; riguardo alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; riguardo al giudizio, perché il principe di questo mondo è già condannato.” (Giovanni 16,5-11).

Gesù annuncia ai suoi discepoli la necessità che egli vada. Gesù va per lasciare spazio al Paràclito, allo Spirito Santo  consolatore e protettore.

I discepoli non devono essere tristi perché il Signore Gesù se ne va perché lo Spirito li riempirà di gioia. É quello che succede al carceriere di Filippi dopo essere stato battezzato lui e la sua famiglia (Atti 16,22-34).

Gesù spiega anche perché viene lo Spirito Paràclito: per dimostrare la colpa rispetto al peccato, alla giustizia e al giudizio.

É un linguaggio criptico, misterioso, quello che Giovanni ci presenta in questo passo evangelico. Forse possiamo osare interpretare questo passaggio nella direzione di un “oltre” rispetto alla caducità umana.

Il peccato vero dell’umanità è non riconoscere la presenza di D-o nella vita umana. Quante volte pensiamo, anche inconsciamente, che la presenza dell’Altissimo è un corollario alla vita e non il centro.

La giustizia – dice Gesù – è andare al Padre. Questo significa che la giustizia ricapitola tutto nell’unità. Quanto bisogno di unità lo capiamo proprio in questi giorni dove l’insicurezza aleggia nelle nostre giornate.

Ed infine il giudizio è la rappresentazione della condanna (ingiusta) verso Gesù stesso. É come se dicessimo che tanto era tutto previsto, come da copione. É quella fine indifferenza per la quale alziamo le mani in segno di impotenza: non possiamo fare nulla per arginare il male.

Solo con la luce di una fede “nuda” e inquieta possiamo cogliere la profondità di andare oltre.