Mt 11, 35-30

In quel tempo il Signore Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e “troverete ristoro per la vostra vita”. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Se ogni tanto abbiamo la curiosità di capire come fosse la preghiera di Gesù, oggi parte di quella curiosità è svelata.
La preghiera di Gesù è innanzitutto di benedizione, dice bene di Dio, dice bene di noi che siamo suoi fratelli.
Il nostro quotidiano è un dire bene o un dire male di cose, di persone? è fatto di elogi o di critiche, di rancori o lodi?
Rimettere al centro la lode.

Oggi Gesù ci invita a riconoscerci piccoli, a ricevere tutto da Lui, a gettare in Lui ogni preoccupazione, a prendere con coraggio la sua mano.
I santi sono persone che sono state capaci di svuotarsi e di accogliere tutto ciò che il Signore aveva da donare loro.
Sappiamo farci piccoli e affidarci al Signore o vogliamo essere autosufficienti?

“Prendete il mio giogo”il giogo era l’immagine conosciuta nel mondo contadino, veniva messo sull’animale per arare e convogliare la forza dell’animale al meglio.
Era il simbolo della legge, del dovere. Gesù ribalta questa immagine e ci invita a prendere il suo giogo fatto d’amore e gioia per la vita.

Mettiamoci dietro a Gesù e troveremo ristoro.