Matteo 5, 20-24

In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai”; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna. Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono».

In questo brano di Matteo è forte il tema della giustizia. Secondo la dottrina cattolica, la giustizia è una tra le quattro virtù cardinali, dunque, le più importanti.
La giustizia viene definita come la virtù morale che consiste nella costante e ferma volontà di dare a Dio e al prossimo ciò che è loro dovuto.
Riconoscere quindi in Dio e nel prossimo (ma anche in se stessi!) un valore unico, dei diritti, delle qualità.
È bello guardare così agli altri!

Parlando di giustizia è sempre forte la tentazione di concentrarsi su ciò che a noi è negato, un diritto inascoltato, appunto, una cattiveria subita, un’attesa negata. Eppure anche noi, con il nostro comportamento, abbiamo l’opportunità di trattare il prossimo con giustizia oppure scegliere di non dargli peso.

All’inizio del brano Gesù fa riferimento alla giustizia degli scribi e dei farisei; è la legge antica, qui messa in discussione.
Non si tratta tanto della distruzione di vecchi principi – nel brano precedente dello stesso Vangelo vediamo un Gesù dire espressamente “Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti” – quanto di dare una forma nuova a definitiva nella persona e negli insegnamenti di Gesù stesso – “Non sono venuto ad abolire ma a dare pieno compimento”-.

Gesù è pienezza, è compimento di ciò verso cui l’antica Legge era avviata. E qui viene ribadito da un invito ad andare più nel profondo di noi stessi, guardando ai nostri desideri e atteggiamenti verso i fratelli.

Mi piace particolarmente l’ultimo messaggio: non c’è alcun dono che possiamo offrire a Dio o agli altri se serviamo qualche rancore in noi; è un’esperienza che mi coinvolge spesso nel quotidiano, quando mi sento sterile e incapace di dare amore, di dare il meglio! probabilmente è perché manca proprio la riconciliazione e la giustizia tra me e qualcuno.

Insegnami Signore a perdonare e a riconoscere il perdono degli altri, fa’ che io possa essere dono nell’impegno di ricercare la giustizia in tutte le relazioni che vivo.