“In seguito egli se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona
notizia del regno di Dio. C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni; Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode; Susanna e molte altre, che li servivano con i loro beni”. (Luca 8, 1-3)

“se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio”….” li servivano con i loro beni”. Gli episodi raccontati precedentemente hanno rivelato il modo con cui Gesù valuta persone e situazioni.
Secondo il costume del tempo sono donne con alle spalle un passato “impuro”, quindi
donne da evitare. Totalmente libere dalla mentalità dominante, Gesù le guarisce, le libera e le accoglie al suo seguito. Un gesto che assume chiaro significato di rottura e di liberazione per mettere al centro la persona e non le strutture a cui si appartiene. Del resto negli Atti degli Apostoli si recita “come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nazareth, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo”.
Queste donne, come i Dodici, stanno con Gesù e lo servono: caratteristiche del vero
discepolo! E tutto ciò suscitava scandalo! Anche la tradizione evangelica ha sottoposto a silenzio questo tipo di sequela femminile.
Quali fossero i “beni con i quali servivano “ non vengono elencati. Si percepisce però
come queste donne hanno collaborato all’attività di Gesù, partecipando in tutto alle azioni richieste per un vita comune funzionale alla Buona Notizia predicata e annunciata.

E noi?
Consideriamo il discepolo/a in quanto tale o ci appelliamo ad altro?
Consideriamo se tutto concorre al Bene?
Se così è, la comunione sarà piena!