“Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi.

Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”.” (Giovanni 14,27-31a).

L’Evangelo che oggi ascoltiamo e meditiamo rientra nel lungo e profondo insegnamento di Gesù prima della passione.

Le parole che ascoltiamo rientrano nelle consegne che i discepoli ereditano dal Maestro, da colui che li ha accompagnati nello straordinario cammino che li ha portati dalla Galilea a Gerusalemme.

I discepoli sono turbati dai discorsi di Gesù. Vorrebbero capire ma fanno fatica ad immaginare che l’esito finale della testimonianza di Gesù si concluda con un distacco duro e difficile da accettare: la passione e la morte.

Gesù rincuora: vi dò la pace significa consegnare il massimo della dimensione spirituale nell’incontro con l’Altissimo. E questo per superare la paura.

Gesù spiega anche che andare al Padre é la via che deve rallegrare tutti perché non si completerebbe il disegno dell’amore di D-o in noi, se ciò non avvenisse. E questo affinché il male, ovvero il principe del mondo, non prenda il sopravvento sulla vita umana.

É solo l’amore che vince il amale, la morte, l’odio, il rancore.

Dobbiamo credere dunque che il Figlio dell’Uomo, Gesù, é il testimone dell’amore, colui che ci salva dall’impero del male.