“Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli”. (Matteo 10,26-33).

L’Evangelo di questa domenica, ancora una volta, stravolge i piani dei discepoli di Gesù. Essi riconoscono la presenza di un D-o al quale rivolgersi e non un Padre che si mette a fianco della nostra umanità e chiede di essere accolto.

Per ben tre volte Gesù invita i suoi discepoli a non avere paura di cambiare la prospettiva della relazione con il Padre. Il Padre è davvero vicino, presente nella nostra umanità, si fa uno di noi, se noi siamo capaci di accoglierlo e fargli spazio nella nostra vita.

Gesù invita a non avere paura del potere, della violenza e dell’indifferenza. Tre paure che non lasciano talvolta scampo. Il potere, la violenza e l’indifferenza non si avvalgono della trasparenza, ma del buio delle tenebre e della solitudine. Gesù invita a non avere paura di nulla: su tutto il Signore veglia nella semplicità e nella fragilità.

La vita umana vale molto di più perché è sorretta da un D-o che si prende cura di tutto:  si svela nella luce, nelle terrazze, nei particolari, nelle piccole cose, perfino di ogni singolo capello che abbiamo in testa.

Quello che conta è riconoscere la sua presenza.

Certo noi viviamo di paure. Eppure il Signore ci chiede di essere noi artefici del superamento della paura con il coraggio. Chi ha vinto il Covid? Chi ha e ha avuto coraggio di sfidarlo con un gesto di cura.