“In quel tempo, mentre andava via, Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.” (Matteo 9,9-13).

Matteo, esattore delle tasse, ha seguito Gesù con una prontezza unica. Alla richiesta di Gesù di seguirlo non ha esitato a asciare tutto, senza indugiare.

Il passo evangelico che oggi meditiamo nel giorno della festa di S. Matteo, discepolo e evangelista, ci aiuta a cogliere un dettaglio della missione di Gesù. Il Maestro non è venuto per i sani ma per i peccatori.

Ancora una volta scopriamo che Gesù scompagina i nostri pensieri. La missione, l’annuncio del regno, va in senso diverso a quello che i farisei, ligi ai precetti, si aspettano.

I farisei hanno l’idea di un D-o potente che castiga. Gesù annuncia un D-o che vuole misericordia e non sacrifici. É Paolo agli Efesini (4,1-7.11-13) a tradurre concretamente la logica di D-o: “comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi nell’amore”.

Quello che conta è coltivare una fede che è fedeltà a D-o nell’amore anche se tutti abbiamo bisogno di essere risanati dai nostri continui errori.