“Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!».” (Giovanni 9,1-41).

La Parola che viviamo oggi ha una unica chiave di lettura: scoprire la luce, dare significato alla luce, essere irrorati dalla luce. E la luce é D-o che illumina il cammino di ogni donna e di ogni uomo grazie alla presenza di Gesù.

Nel primo libro di Samuele e nella lettera agli Efesini, ci sono i preamboli del significato che ha la luce nella vita dei credenti in Cristo. Nell’Evangelo il miracolo del cieco nato, ritornato a vedere, trova la sua realizzazione: la luce del Cristo viene riconosciuta.

Il racconto evangelico è ricco di riferimenti e di spunti per la nostra meditazione. Ci sono però due aspetti che in qualche modo attirano la nostra attenzione e che riguardano il cieco vedente.

Quando il cieco guarito viene interrogato dai vicini, alcuni credono altri non gli credono. Il cieco afferma in modo deciso: “sono io”. Quel “sono io” é il nome di D-o. Questa espressione ci fa capire che la guarigione è di D-o. Peraltro il fatto che Gesù stesso abbia utilizzato del fango ci ricorda in maniera indelebile la Creazione dell’uomo con le mani di D-o, dell’Altissimo.

Un secondo passaggio é importante. É il modo eloquente e anche un po’ ironico con il quale il cieco guarito si rivolge ai Giudei che sostengono l’impossibilità di essere stato guarito da Gesù considerato un peccatore e quindi non il Cristo.

Riconosciamo anche noi la presenza del Cristo. Gesù passa nella nostra vita forse a volte non ce ne accorgiamo. Non lasciamoci sviare dall’occasione di incontrarlo. È Lui che ci dona la luce di cui abbiamo bisogno, per vederci meglio. E forse questo tempo di forzato ritiro dal vortice della nostra vita per stare sicuri in casa è preziosa occasione per riconoscere che il Cristo abita nella nostra vita e nella nostra casa.