“Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi.” (Matteo 7,1-5).

L’insegnamento di Gesù è quello che ascoltiamo nell’Evangelo di oggi, trae la sua origine dalle beatitudini, centro della sequela.

Il giudicare non può che essere accompagnato se non dalla misericordia e dalla mitezza.

Siamo abituati a dare giudizi sugli altri da sempre. Forse, in questo tempo, il giudizio è diventato l’artefice della libertà. Possiamo giudicare tutti e tutto e senza aspettare tempo. Accanto ai media oggi è ancor più facile giudicare se pensiamo all’uso, spesso smodato dei cosiddetti social.

L’insegnamento di Gesù è chiaro non bisogna giudicare perché siamo abituati a fare un passo ulteriore: vedere la pagliuzza del fratello e non vedere la trave che abbiamo sopra la nostra testa.

É bene che abbiamo il coraggio di fare un serio esame di coscienza sul nostro comportamento, sul nostro agire, riconoscendo prima di tutto le nostre mancanze e i nostri difetti.