Perché sono andato a votare?

Il referendum promosso in Veneto, impropriamente indicato come referendum sull’autonomia, ha chiesto ai cittadini di esprimersi su un interrogativo semplice nella formulazione, carico più di valenza politica che di sostanza.

VUOI CHE ALLA REGIONE DEL VENETO SIANO ATTRIBUITE ULTERIORI FORME E CONDIZIONI PARTICOLARI DI AUTONOMIA?

Parliamo di forme e condizioni particolari di autonomia, quelle previste dall’art. 117 della nostra Carta Costituzionale. Non si parla se non di questo.

Ritengo sia legittimo poter aspirare a forme o condizioni di autonomia. Queste forme e condizioni hanno senso se servono a migliorare la condizione di vita dei cittadini, non certo a renderli più egoisti, perché questo metterebbe a repentaglio il valore di essere comunità di cittadini, prevista dalla nostra Costituzione. C’é nell’essere cittadini un principio fondamentale che soggiace a qualsiasi riflessione seria sulla questione del valore della cittadinanza. Si é cittadini se si é membri di una comunità dove abbiamo acquistato il nostro titolo, di cittadini appunto, sulla base di una condivisione e di un riconoscimento di un bene che supera il nostro potere personale.

Fatta questa necessaria premessa perché é legittimo avere forme e condizioni di autonomia? Perché le forme e condizioni di autonomia ci responsabilizzano nella gestione di quello che é il bene comune, il bene di tutti e di ciascuno, il bene che é indivisibile.

Ciò detto il tema dell’autonomia é un tema molto serio che non si può banalizzare con gli slogans da qualsiasi parte essi vengano. Perché autonomia vuol dire responsabilità. E responsabilità vuol dire dare una risposta ad un impegno e ad una domanda condivisa. Non si può banalizzare questo.

Il Veneto é schiacciato da due Regioni territorialmente attigue che godono di una maggiore autonomia. Tanto é vero che ci sono molti comuni che ambirebbero passare al Trentino o al Friuli. Per motivi comprensibili e variegati.

Esiste poi un problema serio che riguarda il rapporto tra Stato e Regioni che andrebbe regolato con maggiore attenzione e non con superficialità. Dobbiamo anche dire che molto spesso sia lo Stato, sia le Regioni non sono in grado di dare risposte a quelle che sono le domande dei cittadini. Chi pensasse che l’autonomia del Veneto fosse legata a forme di centralismo territoriale, farebbe un gravissimo errore. E non occorre che il centralismo sia a Roma, Venezia, Milano, Palermo o qualsiasi altro capoluogo di Regione.

Qualcuno ha suggerito che più che fare un referendum sarebbe stato utile una trattativa con lo Stato. Questo può essere vero. Ma bisogna che ci sia una modalità ed una legittimazione a farlo da entrambe le parti. Bisogna che ci siamo risposte e non buone intenzioni dall’una e dall’altra parte. E qui entriamo su un tema delicato. Sono capaci di fare questo le attuali forze politiche e di governo, centrali e regionali?

Temo che il vero problema sia questo più che mettere in atto una autonomia e una responsabilità conseguentemente seria. Il resto sono solo chiacchiere da bar, con tutto il rispetto per i bar.

Leviamomi dalla testa l’idea che si è votato in un referendum, come qualcuno pensa, per esempio, per cacciare gli immigrati oppure che non si va a votare perché il referendum “vorrebbe cacciare gli immigrati”. Se qualcuno ha pensato a questo è semplicemente entrato in una logica non oggettiva. Anche il tema degli immigrati è serio. Per favore non banalizziamo con gli slogans.

E poi abbiamo capito veramente che l’autonomia va coniugata con la solidarietà, la sussidiarietà, l’efficacia e l’efficienza. Lo Stato e le Regioni e oserei dire tutte le amministrazioni locali dovrebbero fare delle serie riflessioni a tal proposito.

Io sono andato a votare perché credo ad un certo tipo di autonomia, una autonomia seria, una autonomia di responsabilità che coniuga valori e non egoismi. Perché con gli egoismi il passaggio successivo sarà esasperare i conflitti. E di questo i nostri avi hanno già vissuto tragedie immani nel corso del ‘900.

Basta con gli egoismi, gente veneta! Viviamo in pace, per favore, e costruiamo, come siamo sempre stati capaci, comunità che vedono nell’altro una risorsa e costruiamo una autonomia fatta di valori e non di stupidità.