“Gesù entrò di nuovo nella sinagoga. Vi era lì un uomo che aveva una mano paralizzata, e stavano a vedere se lo guariva in giorno di sabato, per accusarlo. Egli disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: “Àlzati, vieni qui in mezzo!”. Poi domandò loro: “È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla?”” (Marco 3,1-6).

Ci sono tre passaggi che l’Evangelo ci racconta nella liturgia odierna. 

Il primo riguarda la presenza di Gesù nella sinagoga e i farisei che vigilano pronti ad accusarlo se guariva nel giorno di sabato. E c’é un uomo con la mano paralizzata.

Di fronte a questo situazione Gesù pone al centro l’uomo bisognoso di essere curato dalla sua infermità. Gesù rivolge una semplice domanda che non lascia scampo ai farisei. Nel giorno di sabato é consentito fare del bene o del male, salvare una vita o farla morire? E riprendendo l’Evangelo di ieri, il sabato é per l’uomo o é l’uomo per il sabato?

I precetti hanno senso se sono per il bene della persona. E questo é lo spirito originario del loro significato.

Il secondo passaggio é la durezza dei cuori dei farisei che non vogliono capire. Le infermità e le malattie non sono castighi di D-o. D-o é misericordia e amore non può volere il male dell’uomo ma solo il bene. La tristezza é considerare i castighi e il male male degli altri ed esserne indifferenti.

Il terzo passaggio é la vendetta dei farisei che si alleano con gli erodiani per far uccidere Gesù. Quest’ultimo aspetto ci fa capire la cattiveria umana fino a che punto può arrivare da parte di chi ha il cuore indurito.

Chi ha orecchi per intendere, intenda!