“Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete?” (Matteo 5,38-48)

É paradossale e provocatoria l’Evangelo che ci viene proposto in questa ultima domenica prima dell’inizio della quaresima.

É la conclusione del capitolo di Matteo che segna e spiega il significato delle beatitudini, la vera novità del cammino da discepoli di Gesù.

Ci sono due chiavi di lettura che possono farci capire le paradossali provocazioni di Gesù. La prima la cogliamo dalle parole che Mosè dice per il Signore alla comunità: “siate santi … “ (Levitico 19,1-2.17-18).

La seconda la traiamo dall’epistola di Paolo ai Corinzi (1 Cor 3,16-23): diventare “tempio di D-o” ovvero casa del Signore della vita.

Così possiamo capire meglio tre passaggi dell’Evangelo.

Non solo Gesù chiede di superare la cosiddetta legge del taglione, occhio per occhio e dente per dente, chiedendo segni di mitezza e bontà, di resistenza passiva alla cattiveria e alla prepotenza dell’altro.

Non solo Gesù chiede di non odiare il nemico, ma addirittura di amarlo, ovvero di cercare in tutti i modi di non costruire l’altro come nemico.

Gesù in terza battuta ci dice che la sua logica é quella della misericordia e dell’amore: il Padre farà sorgere il sole su buoni e cattivi. Ma ci stimola: che merito abbiamo se facciamo quello che fanno tutti gli altri? Noi siamo appunto chiamati alla santità e a diventare casa di D-o.

É un percorso in salita, quello che Gesù ci chiede. Tuttavia sappiamo che non siamo soli ma accompagnati dalla sua presenza.