“Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli rispose: «Va’, tuo figlio vive». Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino.” (Giovanni 4,43-54).

Gesù ritorna in Galilea dopo le feste pasquali a Gerusalemme. Incontra a Cana di Galilea il funzionario del re che chiede aiuto:  ha il figlio che sta per morire.

Gesù sembra quasi lamentarsi perché gli vengono chiesti dei segni e dei miracoli. Ma di fronte alla accorata richiesta di aiuto del funzionario del re e alla richiesta di scendere a Cafarnao, Gesù gli rispose: “tuo figlio vive”.

E quel funzionario crede alla parola di Gesù. Sono i suoi servi a confermargli: “tuo figlio vive”. Quel funzionario del re crede alla parola di Gesù.

Colpisce questa parola di Gesù: “tuo figlio vive” perché è come se oggi il Signore ci dicesse: non preoccupatevi del coronavirus, vivrete! Ci sarà il insomma il tempo in cui vivrete la vita da persone normali.

Si ripeteranno per noi le parole del profeta Isaia (65,17-21):

“Non si udranno più in essa

voci di pianto, grida di angoscia.

Non ci sarà più

un bimbo che viva solo pochi giorni,

né un vecchio che dei suoi giorni

non giunga alla pienezza,

poiché il più giovane morirà a cento anni

e chi non raggiunge i cento anni

sarà considerato maledetto.

Fabbricheranno case e le abiteranno,

pianteranno vigne e ne mangeranno il frutto”.

Crediamo noi a questa parola del Signore? Abbiamo fede in Lui?