Giovanni 12, 37-43
In quel tempo. Sebbene il Signore Gesù avesse compiuto segni così grandi davanti a loro, non credevano in lui, perché si compisse la parola detta dal profeta Isaia: / «Signore, chi ha creduto alla nostra parola? / E la forza del Signore, a chi è stata rivelata?». / Per questo non potevano credere, poiché ancora Isaia disse: / «Ha reso ciechi i loro occhi / e duro il loro cuore, / perché non vedano con gli occhi / e non comprendano con il cuore / e non si convertano, e io li guarisca!». / Questo disse Isaia perché vide la sua gloria e parlò di lui. Tuttavia, anche tra i capi, molti credettero in lui,
ma, a causa dei farisei, non lo dichiaravano, per non essere espulsi dalla sinagoga. Amavano infatti la gloria degli uomini più che la gloria di Dio.

L’evangelista chiaramente afferma che tra il modo che ha Dio di intendere e perseguire la gloria e il modo che abbiamo noi di intendere e perseguire la gloria c’è un contrasto radicale: “Anche tra i capi, molti credettero in lui, ma, a causa dei farisei, non lo dichiaravano, per non essere espulsi dalla sinagoga. Amavano infatti la gloria degli uomini più che la gloria di Dio”. Per Dio la gloria consiste nel manifestarsi come amore di dedizione totale e quindi per Dio la gloria è la croce: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici” (Gv 15,13).

Per noi invece la gloria consiste nell’affermazione del nostro ego, nel dominio su tutti e su tutto.
Quel che è gloria per noi per Dio è vanità e quel che è gloria per Dio per noi è scandalo e follia, come leggiamo in maniera incisiva nella prima lettera ai Corinzi: “Noi invece annunciamo Cristo crocifisso: scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio” (1Cor 1, 23-24).

Tutti viviamo per la gloria: chiediamoci allora se la gloria, per la quale stiamo vivendo, per la quale ci arrabattiamo giorno dopo giorno, scelta dopo scelta, è quella di Dio o è quella mondana?
Chiediamoci se siamo gente che vive per amare ed è disposta a sacrificarsi, ad annientarsi per amore o se siamo gente che è disposta a tutto pur di accontentare il proprio io? Questa è la questione di fondo della fede. E qui si vede che credere in Gesù è una questione tremendamente seria, che solo la grazia di Dio può risolvere positivamente.

Per attrarci alla fede Gesù mette in campo la forza più attraente che esista: l’amore massimo, manifestato nel dare la vita per noi: “E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me” (Gv 12,32). Solo l’amore è credibile. Ma per via della nostra mentalità molto egocentrica spesso la forza dell’amore ci risulta troppo debole e ci
lasciamo sedurre e attrarre dalla vanagloria del mondo.