“Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla.“ (Giovanni 15,1-8).

Il versetto centrale della Liturgia della Parola é un chiaro invito a ricercare l’unità. Il verbo rimanere coniuga l’ancoraggio all’eredità di imitare il Signore Gesù e di essere intimamente uniti a Lui.

Non c’è un rapporto di dipendenza, ma semmai di fedeltà e condivisione di quanto Gesù, il Signore, ci insegna. Essere nel Padre significa abitare nella sua vita e vivere le Beatitudini del quotidiano.

La fede non richiede cose particolari ma soprattutto capacità di spendere, ciascuno secondo la propria fede e le proprie forze, il dono di amare e di avere misericordia.

Nell’Evangelo di oggi Gesù insiste nel chiederci di portare frutto. Nelle poche righe di questo passo evangelico sei volte ci parla di frutto e cinque volte del fatto che siamo tralci.

Il Signore ci chiedere di non essere gente indifferente, distaccata, pavida, oziosa, attaccata ai desideri del mondo, ma di essere persone chiamate ad operare con lui affinché la vite, attraverso i tralci che siamo noi, completiamo il disegno di salvezza del Buon D-o.