“Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.” (Giovanni 6,1-15).

Tanta gente segue Gesù perché la sua predicazione e i segni di guarigione aiutano ad avere speranza, speranza di una vita migliore.

Tanta gente proviene da lontano e Gesù si accorge che è gente affamata per il viaggio e per la resistenza nell’ascoltarlo. Chiede a Filippo di fare qualcosa e di acquistare del pane. Ma sia lui che Andrea, pur incontrando un ragazzo con cinque pani e due pesci, sono pessimisti. Come si fa a sfamare tanta gente?

É sempre così: di fronte ai problemi immani pensiamo che occorrano tante risorse. In verità sappiamo che bastano solo cinque pani e due pesci per cambiare il mondo. Ed é quello che accade vicino alle rive del mare di Tiberiade.

La gente ha fame anche oggi. Ci sono affamati di vario tipo. C’è tanta gente povera del minimo per vivere. Ci sono tanti poveri senza tetto. Ci sono poveri depressi, soli, scoraggiati. Qual è il miracolo che possiamo fare? Basta poco o nulla per cambiare le cose. La potenzialità e la forza umana ha capacità innate, ingegno, innovazione, progettualità.

Il miracolo dei pani e dei pegni e i canestri raccolti, ovvero i numeri, sono la traduzione pratica e la rendicontazione del bene che si può fare.

Dobbiamo solo avere il coraggio di non fermarci alla prima difficoltà e a tirarci indietro. Per amore si può cambiare il mondo.