“E anche il Padre, che mi ha mandato, ha dato testimonianza di me. Ma voi non avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto, e la sua parola non rimane in voi; infatti non credete a colui che egli ha mandato.” (Giovanni 5,31-47).

Il lungo discorso di Gesù rivolto ai Giudei è la confessione dello stretto legale tra Gesù stesso e il Padre.

Dalle parole di Gesù capiamo l’intensità della relazione con il D-o della vita, al punto che scopriamo il mistero di una unità tale che trascende ogni nostro pensiero. Solo il cuore può capire il senso delle parole di Gesù.

Gesù annuncia di essere mandato dal Padre e di non essere riconosciuto nemmeno dalle sue opere. Nemmeno la voce del Signore i Giudei sono capaci di ascoltare pur scrutando le scritture.

Nell’Evangelo Gesù ripercorre la presenza di due grandi Profeti d’Israele: Giovanni e Mosè. Ma in entrambi i casi non sono stati ascoltati. Ancora una volta Gesù mette a nudo la incapacità di saper accogliere il D-o della vita.

Le parole di Gesù sono rivolte a noi. Noi siamo incapaci di saper riconoscere la presenza del Signore. Non abbiamo fiducia. Siamo stretti nelle nostre convinzioni.

La relazione con D-o è una relazione che si basa non solo sulla conoscenza ma sull’amore, sulla vita, sulla resurrezione, sulla fiducia, sulla speranza.

Questo tempo che ci impedisce di alimentare relazioni concrete, è una grande occasione per riflettere sul nostro impegno di far abitare il Signore della vita in noi.