“Tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. Lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. Erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?” (Luca 2,41-52)

Di sicuro non è stata una famiglia tradizionale quella di Gesù, eppure se Maria, Giuseppe, Gesù sono indicati come Sacra famiglia, ci deve essere un perché. Questo racconto del Vangelo è uno dei pochi in cui è protagonista Gesù prima della sua vita pubblica; se l’evangelista lo riporta, dice qualcosa di importante anche per noi! Maria e Giuseppe con Gesù si recano a Gerusalemme per le feste, celebrano la Pasqua, secondo la consuetudine e la tradizione giudaica. Ma per Gesù celebrare la Pasqua a Gerusalemme assumerà poi un significato particolare, lì vivrà la sua Passione, la sua vita offerta per tutti. E qui, appena 12enne, inizia a rendersi conto della missione a cui il Padre lo sto chiamando. A ciascuno di noi è successo nella vita diventando grande di trovare la propria vocazione, non solo di rispondere alle aspettative della propria famiglia, o almeno così dovrebbe essere…infatti, anche la reazione di Maria e Giuseppe sembra quella tipica dei genitori di fronte alle provocazioni dei figli adolescenti: “figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre ed io, angosciati, ti cercavamo” (Lc 2,48). Inoltre scoprono le sue buone qualità, si stupiscono della sua intelligenza, si accorgono delle qualità del figlio. La risposta di Gesù, se fosse di un figlio adolescente, sarebbe un affronto o mancanza di rispetto, invece in Gesù è l’inizio della consapevolezza di essere Figlio di Dio. “Ma essi non compresero.” (Lc 2,50), tuttavia da buoni genitori, da persone sagge e fiduciose in Dio, Maria soprattutto, “custodiva tutte queste cose nel suo cuore” (Lc 2,51).
Ciascuno di noi deve custodire nel cuore la Parola di Dio, le attese dei figli, avere a cuore il bene dell’altro, affidarlo al Signore, perché possa realizzarsi la Sua Volontà. Gesù impara ad offrire tutto se stesso, ad essere fedele al Padre, imparando l’obbedienza anche verso i suoi genitori: “e stava loro sottomesso” (Lc 2,51).

“Davvero tu sei un dio nascosto, Dio d’Israele, Salvatore!” (Isaia 45,15), eppure ti sei rivelato a noi in Gesù!
Interroghiamoci sulla nostra vocazione, sulla nostra capacità di affidamento a Dio, sul nostro saper obbedire a Dio, sul desiderio di custodire, di cercare il bene per l’altro nella preghiera.
Cerchiamo anche noi la volontà del Padre? Sappiamo di essere suoi FIGLI?