“Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette.” (Giovanni 20,2-8).

L’altro discepolo che viene citato ben quattro volte nell’Evangelo di oggi é Giovanni, il discepolo che Gesù amava. Ed egli é proprio al centro della scena più importante che spiega tutta la storia di Gesù.

Innanzitutto notiamo un aspetto concreto. Pietro e Giovanni corrono al sepolcro spinti dalla curiosità di capire quello che Maria di Màgdala ha riferito loro: hanno portato via il corpo di Gesù. É un po’ singolare la cosa perché non si sono nemmeno chiesti come sia stato possibile una cosa del genere visto che la tomba é chiusa da una masso pesantissimo.

C’è un passaggio ulteriore importante: Giovanni non entra e vede dall’esterno i teli posati là. Anche questo fatto è singolare. Ma più singolare é il fatto che Pietro entrato nel sepolcro, oltre a vedere i teli, nota il sudario avvolto in un luogo a parte.

Questa descrizione che Giovanni, protagonista diretto, fa del sepolcro di Gesù ci fa capire la straordinaria importanza di quel “vide e credette”.  La resurrezione di Gesù è un mistero che ci sorprende ed è raccolta in questi frammenti delle parole dette da Giovanni.

Capiamo che risorgere è rinascere, scoprire il senso più profondo della vita, di quell’energia vitale, di quello Spirito che anima ogni giorno il nostro esistere.

Nascita e resurrezione sono compagne di vita perché sono il frutto più semplice di quello che si chiama amore donato.

Facciamo tesoro di questo passo evangelico per cogliere la sorpresa che ci viene donata ogni giorno dall’incontro e dalla relazione con le persone.