Mt 19, 13-15

In quel tempo. Furono portati al Signore Gesù dei bambini perché imponesse loro le mani e pregasse; ma i discepoli li rimproverarono. Gesù però disse: «Lasciateli, non impedite che i bambini vengano a me; a chi è come loro, infatti, appartiene il regno dei cieli». E, dopo avere imposto loro le mani, andò via di là.

Questo breve passo del Vangelo di Matteo mostra l’immagine di un Gesù benevolo che accoglie a sé dei bambini; egli scorge nella piccolezza, nell’insignificanza di questi bambini il valore primo della vita, il titolo primo di appartenenza al Regno di Dio, la condizione fondamentale di
beatitudine: la povertà in spirito.

Questo gesto apparentemente semplice ci offre la possibilità di collocarci in una doppia prospettiva: da un lato possiamo essere noi come Gesù e rivolgere le nostre attenzioni ai veri “ultimi”, gli emarginati, i sofferenti, coloro che la sociètà ci spinge a trascurare (similmente ai discepoli coi bambini) e a donargli il nostro tempo in maniera gratuita, scorgendo in loro il volto del Signore; dall’altro possiamo essere noi bambini e con fiducia e spensieratezza lasciarci accogliere tra le braccia amorevoli, magnanime e sicure del Padre.

SALMO 88 (89)
Tu hai un braccio potente,
forte è la tua mano, alta la tua destra.
Giustizia e diritto sono la base del tuo trono,
amore e fedeltà precedono il tuo volto.
Beato il popolo che ti sa acclamare:
camminerà, Signore, alla luce del tuo volto;
esulta tutto il giorno nel tuo nome,
si esalta nella tua giustizia.
Perché tu sei lo splendore della sua forza
e con il tuo favore innalzi la nostra fronte.
Perché del Signore è il nostro scudo,
il nostro re, del Santo d’Israele.