“In quel tempo alcuni farisei e alcuni scribi, venuti da Gerusalemme, si avvicinarono al Signore Gesù e gli dissero: «Perché i tuoi discepoli trasgrediscono la tradizione degli antichi? Infatti quando prendono cibo non si lavano le mani!». Ed egli rispose loro: «E voi, perché trasgredite il comandamento di Dio in nome della vostra tradizione? / Dio ha detto: “Onora il padre e la madre” e inoltre: “Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte”. / Voi invece dite: “Chiunque dichiara al padre o alla madre: Ciò con cui dovrei aiutarti è un’offerta a Dio, non è più tenuto a onorare suo padre”. Così avete annullato la parola di Dio con la vostra tradizione. / Ipocriti! Bene ha profetato di voi Isaia, dicendo: / “Questo popolo mi onora con le labbra, / ma il suo cuore è lontano da me. / Invano essi mi rendono culto, / insegnando dottrine che sono precetti di uomini”».(Matteo 15, 1-9)

Gesù è sempre pungente quando si tratta di smascherare ipocrisie, autoreferenzialità e rigidità. Le sue domande provocatorie ci fanno riflettere sul significato della Tradizione: i nostri modi di vedere la Chiesa, di vivere la pastorale, la liturgia, i ministeri, l’organizzazione, la missione… custodiscono la Parola e la fede, o si inseriscono nel solco del “si è sempre fatto così” abitudinario e schematico? Gesù ci invita ad essere pronti a riformare il nostro modo di pensare e agire, se siamo consapevoli che queste forme non sono più coerenti al Vangelo o non sono più adeguate a dire il kerygma (il nucleo dell’annuncio cristiano) o ancora se impediscono all’amore per gli altri di avere il primo posto: a questo si riferisce l’esempio di Gesù riguardo l’onore ai genitori.