“I farisei e i loro scribi mormoravano e dicevano ai suoi discepoli: «Come mai mangiate e bevete insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Gesù rispose loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori perché si convertano».” (Luca 5,27-32).

L’inizio di questa quaresima è una preziosa occasione per calibrare bene il nostro percorso di fede. Tutto è iniziato con un passo evangelico pregnante: “State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro.”

L’Evangelo di Matteo (al capitolo 5), declina le beatitudini (la nostra “magna carta” di credenti), precisando un aspetto sul tema della giustizia a cui ci leghiamo per capire questo cammino: “Poiché io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.” (Mt 5,20).

La conversione di Levi, Matteo il pubblicano, il suo non indugiare nel seguire Gesù non si capisce se non nella logica del ricercare la giustizia. Il banchetto organizzato sposta il piano in una direzione diversa: gioire per aver trovato una strada di giustizia.

Gesù si rivolge come medico, come colui che risana, reindirizza verso una strada di salvezza Matteo, i pubblicani e i peccatori. E questo nell’ottica della giustizia, perché il Buon D-o cerca vie diverse e nuove soprattutto per chi non aveva opportunità.

Quello che alla fine conta é convertirci, cambiare vita. Se questo riguarda chi è “fuori” tanto più riguarda chi è “dentro” la vita della comunità ecclesiale. Ricordiamoci questo!