“Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio”. (Luca 2,22-33).
Perché ricordare la sacra famiglia dopo tante domeniche di “epifania”? dovrebbe essere la normalità la festa in famiglia, ma talvolta si dà per scontato e invece di essere luogo di familiarità, può diventare motivo di fatica o tensione. Con chi più si discute se non con i propri familiari di casa? Mi sembra che la bella lettera dei Colossesi, che dovrebbe essere la “regola di vita” di ciascuna famiglia, si possa con semplicità riassumere con le tre parole insegnate spesso da Papa Francesco: scusa – permesso – grazie.
Il bello del vivere in famiglia, nonostante la difficoltà che talvolta ci può essere tra figli e genitori (ne sono prova i suggerimenti di san Paolo in Colossesi 3,18-21), è che possiamo ricordarci di avere un Dio come Padre! Infatti, noi riceviamo la vita in dono dai nostri genitori (Siracide 7, 27-28: “onora tuo padre con tutto il cuore e non dimenticare le doglie di tua madre. Ricorda che essi ti hanno generato”) e l’amore che riceviamo da figli è solo una piccola parte di quello che riceviamo da Dio Padre! L’amore fra marito e moglie ci ricorda l’amore che unisce Dio al suo popolo nelle nozze dell’Alleanza! La nostra vita ha avuto origine dall’Amore! La famiglia è il luogo dove anche Gesù ha conosciuto l’amore concreto, lo stesso sperimentato nella vita trinitaria con il Padre e lo Spirito. L’amore, cioè la caritas, sia la regola dei rapporti in famiglia e questo ci collega a Dio che è Amore! “Rivestitevi della carità, che unisce tutte queste cose in modo perfetto! E la pace di Cristo regni nei vostri cuori. E rendete grazie!” (Colossesi 3, 14-15).
Da ultimo, mi colpisce come Maria e Giuseppe fossero fedeli, rispettavano la Legge, erano pronti ad offrire il sacrificio per il loro figlio al Tempio, affidarlo a Dio. Certo loro sono la sua famiglia, ma ancora di più a motivo della loro fede in Dio. Infatti, riprendendo altre parole del Vangelo, i familiari di Gesù sono soprattutto coloro che ascoltano e compiono la volontà di Dio Padre! Credo che anche Simeone sia uno dei “primi familiari” che hanno riconosciuto nel bimbo Gesù un Dio “che era di casa”; egli lo attendeva e lo Spirito lo guidava! Lo Spirito era già all’opera nel suo cuore e gli ha permesso di incontrare Cristo.
Anche noi chiediamo la Grazia di far parte della famiglia di Dio, di lasciarci guidare dallo Spirito, di riconoscere Gesù nelle persone che quotidianamente condividono con noi la vita familiare. Quindi questa settimana valorizziamo il nostro stare in famiglia, chiediamoci se viviamo quei sentimenti di “tenerezza, bontà, umiltà, mansuetudine” indicati da S.Paolo (Colossesi 3, 12); riflettiamo sul rapporto che abbiamo con nostro padre e madre, con i figli, tra fratelli e sorelle: chiediamo scusa o diciamo grazie, se serve.

(Stefania Stefé Grassi)