“E diceva loro: «Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati».” (Giovanni 8,21-30).

È l’Evangelo della rivelazione quello che ascoltiamo: ci svela l’intima relazione di Gesù con il Padre. C’è in questa parola il passato, il presente e il futuro di noi credenti.

Ci sono alcune espressioni di Gesù che ci colpiscono.

Per ben due volte Gesù dice “Io sono”. Sappiamo che questa espressione corrisponde al Nome di D-o. L’intima relazione tra il Figlio e il Padre rivela l’unità profonda che esiste tra D-o e l’umanità. Il Signore abita la nostra vita.

Una seconda espressione di Gesù ci rivela un’altra prospettiva: “voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo”. Dobbiamo, da credenti, vivere questa doppia dimensione: essere del mondo ma non del mondo. Un paradosso! Il destino della nostra umanità non è quello di vivere il contingente ma una prospettiva che superi il tempo e lo spazio che è insito nella vita umana.

Una terza prospettiva è legata alla parola “innalzare”. Questa parola ci richiama alla necessità di uno sguardo alto, di un orizzonte nuovo che non è solo per la salvezza nostra ma per vivere definitivamente con il Signore della vita.

Preghiamo, contempliamo, ringraziamo Gesù di queste scoperte!