“In principio era il Verbo. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini e la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo” (Giovanni 1, 1-14)

Non ce n’è, Giovanni ha la profondità degna del simbolo che lo rappresenta nell’iconografia, l’aquila! Questo incipit del suo Vangelo è talmente ricco che non è mai abbastanza ciò che si prova a dire … proprio come il Mistero di Dio! Mi soffermo sull’inizio e non solo perché oggi si chiude un anno civile e domani se ne apre un altro, ma poiché “in principio” (en archè, in greco) sono le prime parole del Vangelo e richiamano subito le prime parole della Genesi (Gn 1,1). Giovanni ci dice che con Gesù (di cui in questo passo si ricorda l’incarnazione, secondo la prospettiva cristologica) la creazione ha compimento, l’inizio è portato a realizzazione completa; lo dice bene anche san Paolo: “è piaciuto a Dio che abiti in lui tutta la pienezza” (Colossesi1, 19). C’è un principio, un prima (parola che ricorre nel passo odierno dei Proverbi) che noi uomini non possiamo indagare, a cui non possiamo risalire, l’inizio di tutto, in cui solo Dio c’era e ha voluto operare tutto con Sapienza (la sua personificazione è il soggetto della prima lettura, Pr 8,22-31, personificazione collegata proprio alla persona del Figlio che da sempre accanto al Padre ha operato). Il Figlio è presente da sempre, “tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste” (Gv 1,3).
Bello il contrasto tra luce e tenebre, che ritroviamo anche nei versetti successivi nella Genesi (Gn 1, 2-3), tra accoglienza e rifiuto, tra riconoscere e misconoscere: la venuta di Gesù pone di fronte ad una presa di posizione, non si può rimanere neutri, indifferenti, uguali a prima. I testimoni ricordati nei giorni scorsi ce lo hanno già ricordato; anche Papa Francesco lo ha ribadito “il messaggio di Gesù è scomodo e ci scomoda”.

“e il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre pieno di grazia e di verità” (Gv1,14). Noi dobbiamo chiederci da che parte vogliamo stare, con chi ci schieriamo, con chi vogliamo iniziare il nuovo anno, dove scegliamo di mettere casa, su quale roccia costruire il nostro 2018. Lui ha scelto noi e il nostro mondo, ha condiviso la nostra vita: noi con chi vogliamo condividere la nostra?

Ringraziamo per il bene ricevuto nel 2017.
Siamo consapevoli che senza Dio nulla possiamo fare? Affidiamoci alla Sapienza del Padre, per continuare in questo nuovo anno l’opera iniziata da Dio, per condurla alla riconciliazione. Chiediamo PACE per gli uomini e per questa terra, per i fratelli e sorelle tormentati, rifiutati, uccisi, perché sappiamo che le “tenebre non hanno vinto la luce” (Gv 1,5)