Luca 2, 33-35
In quel tempo. Il padre e la madre del Signore Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».

Un Vangelo curioso, se pensato al termine dell’anno solare e non solo nell’Ottava del Natale.
Nel capitolo 2 Luca narra la presentazione di Gesù al Tempio. Il Bambino, com’era usanza della legge di Mosè, viene offerto al Signore. Il dono ricevuto viene offerto a Dio, in segno di ringraziamento e come richiesta di protezione. Al tempio di Gerusalemme si trovano Simeone e la profetessa Anna e Simeone, che attendeva da tempo questo momento, innalza al Signore un magnifico canto, che noi recitiamo ogni sera nella liturgia delle ore, quasi a dire che anche noi possiamo santificare ogni giorno (e quindi riposare serenamente) se in esso abbiamo incontrato il Signore.

Pensiamo a noi stessi come fossimo Simeone, che abbraccia la speranza ed esulta di gioia. Anche noi possiamo, dopo la nascita di Gesù, affermare che la speranza di Dio non delude!

Ma i versetti di oggi, nella loro brevità, aggiungono qualcosa di importante.
Questo Bambino è segno di contraddizione! Gli stessi genitori se ne stupiscono e non riescono a capire le parole di Simeone …
Noi, come loro, abbiamo vissuto nella nascita di Gesù un mistero troppo grande per noi, qualcosa di
ineffabile, un Amore che ci avvolge, ma nello stesso tempo ci sconvolge, perché, come ha ricordato Papa Francesco nell’omelia del 24, è un Amore totalmente gratuito e immeritato.

Come vivere questo momento? Forse proprio riconoscendo che Gesù è contraddizione per il nostro tempo, per le nostre comodità, per le nostre abitudini, per i nostri “umani progetti”.

Al termine dell’anno ci ritroviamo spesso intorno all’altare a ringraziare Dio (Te Deum) di tutti i doni ricevuti e a invocare consolazione sulle sofferenze vissute.

Oggi possiamo chiedergli anche la forza di testimoniarlo come contraddizione del nostro tempo, ricordando che saremo davvero cristiani solo se amiamo non “perché” Lui ci ha amato, ma “come Lui ci ha amato”, guardando contemporaneamente mangiatoia e crocifisso, perché lì sta tutto il suo mistero.

Dal Salmo 95
Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome,
annunciate di giorno in giorno la sua salvezza.
Gioiscano i cieli, esulti la terra,
risuoni il mare e quanto racchiude;
sia in festa la campagna e quanto contiene,
acclamino tutti gli alberi della foresta.
Esultino davanti al Signore che viene:
sì, egli viene a giudicare la terra;
giudicherà il mondo con giustizia e nella sua fedeltà i popoli.