“In lui era la vita

e la vita era la luce degli uomini;

la luce splende nelle tenebre

e le tenebre non l’hanno vinta.” (Giovanni 1,1-18).

Occorre tutta una vita, nel vero senso della parola, per commentare l’intero primo capitolo dell’Evangelo di Giovanni, tanto sono profonde e importanti le parole che ascoltiamo.

Ci sono almeno tre passaggi del testo biblico di cui aver cura meditare che raccogliamo in alcune parole chiave.

La prima parola è Logos, Verbo. Non possiamo tradurre Logos, Verbo, semplicemente in Parola con la “P” maiuscola.

Il Verbo é una parola intraducibile. É molto di più della Parola perché essa contiene un oltre che non ci appartiene totalmente. “Il Verbo era D-o” descrive una dimensione di compiutezza che umanamente richiede solo l’affidarsi. Di una cosa siamo però certi: tutto era in principio e tutto appartiene a D-o.

La vita é la seconda parola, anch’essa non pienamente traducibile. La vita sono tutti gli esseri viventi, è l’uomo, ma tuttavia la vita è riferibile non solo all’uomo, ma l’uomo pienamente in D-o. Infatti la vita viene indicata come luce, la luce di un D-o che si fa pienamente umano, come noi.

La terza parola è carne. Sì perché D-o provocatoriamente ha voluto assumere la nostra natura umana, cioè abitare in un corpo umano. Solo a pensare questo ci vengono i brividi. E l’unico modo per capire questa scelta di D-o è pensare ai volti di chi ama e di chi è misericordioso.

In fondo questo passo evangelico nel ricordarci la Parola, la Vita, la Carne altro non esprime se non la Legge che Mosè ha ricevuto da D-o e la verità e la grazia che Gesù, nostro Signore e nostro D-o, ci ha trasmesso con la sua vita, la sua morte e la sua resurrezione in mezzo a noi.

Da questo Evangelo capiamo il senso di quello che cosa vuol dire “in principio”. Ed è per questo che auspichiamo che l’anno nuovo sia un nuovo principio di bene, di amore, di pace, di fraternità.