“Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».” (Giovanni 13,1-15).

L’ultima cena che ci viene raccontata da Giovanni è una cena Pasquale diversa da tutte le altre. É diversa ogni volta perché si fa memoria e si rivive la cena antica. Ma l’ultima cena di Gesù ha una appendice inaspettata: Gesù lava i piedi a tutti i suoi discepoli, compreso Giuda, il traditore.

Pietro, duro come pietra, non vuole farsi lavare i piedi. É un atto sconveniente e irriguardoso che il Maestro lavi i piedi ai discepoli e a Pietro in particolare.

La vita fraterna che i discepoli hanno vissuto ha caratterizzato tutto il cammino dalla Galilea a Gerusalemme. Gesù ha spiegato in modo inequivocabile che D-o, l’Altissimo, è il Padre della misericordia che ama i poveri, gli ultimi, i diseredati.

Quello che però conta di più per essere davvero fratelli è mettersi a servizio gli uni degli altri.

Che cosa significa questo gesto inconsueto di Gesù? L’amore verso D-o e verso il prossimo diventa fraterno quando ci prendiamo cura dell’altro, quando diventiamo servi gli uni degli altri, quando amiamo il prossimo perché è uguale a noi.

Mettersi a servizio significa abbandonare tutto ciò che ci riguarda e ci appartiene per donarlo.

É un insegnamento straordinario ed importante perché sposta non solo il piano della vita fraterna m addirittura ne esalta il significato.

Prendiamoci cura di chi ci sta accanto e per quando possiamo serviamo il nostro prossimo.

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