“In quel tempo, salito su una barca, Gesù passò all’altra riva e giunse nella sua città. Ed ecco, gli portavano un paralitico disteso su un letto. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Coraggio, figlio, ti sono perdonati i peccati».” (Matteo 9,1-8).

Gesù, passato all’altra riva, va nella sua città e guarisce un paralitico. La sua straordinaria energia viene messa a servizio di chi ha più bisogno, nella dimensione della misericordia che viene da D-o.

Quello che stupisce gli scribi della sua città è il modo con il quale avviene questa guarigione. Gesù usa una espressione, “ti sono perdonati i peccati”, per scombinare la logica con la quale venivano giudicate le persone colpite da una malattia.

Il pensiero comune era e forse lo è anche oggi, quello di considerare le persone ammalate, indemoniate, emarginate, come persone castigate. Gesù vuole ribaltare questo triste modo di giudicare il prossimo.

Ed é in questa occasione che Gesù mette le cose in chiaro, anche da un punto di vista della relazione con D-o. D-o non è venuto a castigare nessuno. Ci dato la libertà più ampia possibile. Ma il D-o di Abramo è il Signore della misericordia e dell’amore, perché si prende cura, guarisce, si preoccupa della nostra vita, riconoscendo la pienezza della spirito che è in noi al di là della caducità e fragilità umana.

Il Buon D-o non ha una mano visibile ma si avvale delle nostre mani, della nostra capacità di essere misericordiosi e solidali con l’altro da noi.

Possiamo e dobbiamo alzarci e camminare, cioè trovare una nuova possibilità sapendo che la vita é un cammino permanente, è una sfida per rinnovare l’alleanza con il Signore della vita, per aver quel rispetto e quel timore che ci avvicinano a lui.

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