“In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.” (Matteo 5,1-12a)

Nella festa di tutti i Santi, l’Evangelo che ascoltiamo è il capolavoro di Matteo e nello stesso tempo il paradigma delle fedeltà al Signore Gesù nelle Beatitudini.

Le otto Beatitudini sono pronunciate da Gesù in un contesto preciso mentre vede le folle, sale sul monte, si avvicina ai discepoli circondandoli intorno a sè. Gesù nelle sue relazioni con le folle e con i discepoli vuole indicare una prospettiva di altezza sul monte per indicare una altezza sulla vita umana.

È in questa direzione che Gesù pronuncia le Beatitudini che rappresentano non tanto la consegna di un messaggio, come avvenuto attraverso le mani di Mosè, quanto una consegna diretta del Padre, del D-o della gioia e dell’amore che in Gesù è generativamente presente.

La prima delle Beatitudini, che spiega tutte le altre, è “Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli”. Il significato di questa espressione non è la povertà in se stessa, ma la povertà per vivere nello spirito che ci eleva nel regno dei cieli, nel regno del D-o vivente.

Scopriamo ancora una volta che Beatitudini è il modo stesso di D-o di esprimere il suo amore e la sua misericordia.

A noi oggi le Beatitudini ci ricordano la direzione di marcia del nostro cammino di fede, di speranza e di carità.