Luca 2,28b-32
In quel tempo. Simeone accolse il bambino Gesù tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele». 


In questo Vangelo mi piace il verbo “accolse”: è significativamente diverso dal verbo “prese”.

Il verbo accogliere, mai come in questo brano ha significati più profondi. Ha significato di ammettere, ospitare e accettare. Infatti l’accoglienza, che Simeone riserva al piccolo, non è solo un fare spazio materialmente tra le sue braccia, ma è un fare spazio alla persona del piccolo Gesù nella profondità della sua considerazione, per riconoscerlo in tutta la sua verità e in tutta la sua dignità: salvezza per tutti, luce per i pagani, gloria per il popolo di Dio.

Quindi l’accoglienza che Simeone riserva al piccolo Bambino che stringe tra le braccia, è così profonda da diventare un consegnarsi totalmente, perché Simeone avverte che attraverso quel Bambino Dio sta offrendo a Lui l’accoglienza nella sua comunione eterna: “Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace”.

«Chi segue me non cammina nelle tenebre,
– dice il Signore – ma avrà la luce della vita».

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