“Quando risorgeranno dai morti, infatti, non prenderanno né moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli.” (Marco 12,18-27).

Per comprendere la Parola che oggi la liturgia ci propone dobbiamo rileggere partendo dalle ultime parole dell’Evangelo: “Io sono il D-o di Abramo, il D-o di Isacco e il D-o di Giacobbe”? Non è D-o dei morti, ma dei viventi! “

Il tema della resurrezione, a cui i Sadducei non credono, va letto alla luce del fatto che il D-o in cui crediamo è il D-o della vita e della misericordia. Non è il D-o dei morti.

La domanda provocatoria rivolta a Gesù dai Sadducei, che riprende per alcuni accenni il passo del libro di Tobia (3,1-11a.16-17a), tenta di ridurre la resurrezione secondo schemi umani.

La questione di fondo è che non si possono anteporre i precetti sull’eredità ad una mera questione di applicazione pensando che così si trasmette la vita nel Signore.

La resurrezione nel Signore ci pone in una prospettiva completamente diversa. É un risorgere, un rinascere, secondo disegni che non ci appartengono totalmente e per i quali facciamo affidamento nel Signore della vita, Benedetto Egli sia, perché solo la luce di chi ama può comprenderli.

Nel regno dei cieli la dimensione umana della vita non ci consegna dei vincoli ma la gratuità di essere gli uni per gli altri. Cerchiamo perciò di imparare a vivere la vita umana già ora con amore gratuito.

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