“In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli.” (Matteo 18,1.5-10).

Nella memoria dei santi angeli custodi, l’Evangelo ci presenta una stretta relazione tra i bambini e gli angeli custodi.

Tutto nasce da un interrogativo dei discepoli: chi è tra loro il più grande. É una domanda subdola ed inutile. Gesù sin dall’inizio ha chiesto la conversione e di diventare come i bambini.

I bambini sono i piccoli, i semplici. Il regno dei cieli appartiene a loro perché il loro agire non ha doppi fini.

La piccolezza é il paradigma dell’insegnamento di Gesù. É l’inversione a quelle che sono le attese delle autorità religiose, dei farisei e degli scribi. E quando si parla di piccoli, si parla di poveri, di ultimi.

Ma la sorpresa é descritta nell’ultimo versetto dell’Evangelo: non disprezzate i piccoli perché i loro angeli vedono il volto del Padre. Sì, è proprio vero gli angeli vedono il Signore e il loro nome é nel Signore (Esodo 23,20-23a).

Gli angeli sono l’immagine di D-o e il cuore di chi è semplice, piccolo come sono i bambini.

Diventare come i bambini vuol dire assumere l’umiltà di sentirsi capaci di crescere nella scoperta del Signore nella nostra vita.