Mt 5, 21-24

In quel tempo. Il Signore Gesù disse:

 

«Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai”; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio.

 

Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.

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Ridendo e scherzando, quante volte ho litigato da piccola con mia sorella o da grande oggi do della “brutta persona” a colleghi, studenti, amici, persone care? Evidentemente non corrisponde al mio vero pensiero, anzi, solitamente me lo permetto con le persone verso cui nutro stima e affetto. (e loro lo sanno o lo intuiscono!)

Se qualcuno me lo dicesse seriamente, sarebbe una delle offese più gravi.

Non è vero che “sei stupido o scemo!” detto con cattiveria fanno meno male di altre parolacce, almeno per la mia sensibilità…

Dovremmo “gareggiare nello stimarci a vicenda” diceva san Paolo (Romani 12): davvero questo è lo spirito che dovrebbe animare la comunità dei fratelli e sorelle nella Chiesa, prima ancora in famiglia o fra amici.

Per prima cosa, oggi, ringraziamo per il DONO delle sorelle o fratelli “di sangue” che abbiamo ricevuto. A volte si fa fatica, ma sono comunque dono! Lo ricordavano dei ragazzi adolescenti settimana scorsa in piazza san Pietro a Roma in occasione della Giornata Mondiale della famiglia.

 

Poi, l’impegno è riconoscere il bene, nascosto o evidente, presente nella persona che ti vive accanto e con cui condividi la scrivania in ufficio, il corridoio del palazzo, il posto sul divano di casa, la sedia a tavola, il banco a scuola… credo che così nel mondo regnerebbe un po’ più di stima, attenzione al prossimo, fraternità, pace.

Purtroppo la realtà ricorda molto da vicino la metastorica vicenda di Caino e Abele, cioè la prima rottura di un legame fraternoprovocata dal peccato originale che ha scombussolato il disegno di salvezza di Dio – che meditiamo in questo tempo ordinario estivo. È il nostro cuore e il nostro sguardo che “uccide” chi ci sta vicino, è il giudizio senza misericordia, è in-vidia, cioè “vedere male l’altro”. (“se non agisci bene, il peccato è accovacciato alla tua porta” Gn 4,7)

Sono forse io il custode di mio fratello?”. La risposta per noi credenti cristiani è ovvia. Nel progetto di Dio, nessuno è un’isola e il suo Amore per noi passa dal volerci bene fra noi gratuitamente.

 

Così la sfida di oggi è proprio la fraternità, nel nostro mondo segnato a più riprese da mali collettivi, pandemia, guerra, siccità, povertà, indifferenza: la Fratelli Tutti e la Laudato Si’ di papa Francesco ci ricordano e ci stimolano a “pensare globale e agire locale”, perché davvero non c’è vita che non sia legata a quella degli altri, abbiamo un’origine e un destino buono comune, in quanto figli amati di Dio.

 

Preghiamo oggi chiedendo uno sguardo buono, verso noi stessi e i nostri fratelli e sorelle, la capacità di dire una buona parola, senza nascondere la verità, riconoscendo la bellezza del camminare insieme, sostenendosi e correggendosi reciprocamente, perché ci vogliamo bene davvero!

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