“In quel tempo, uno dei commensali, avendo udito questo, disse a Gesù: «Beato chi prenderà cibo nel regno di D-o!». Gli rispose: «Un uomo diede una grande cena e fece molti inviti. All’ora della cena, mandò il suo servo a dire agli invitati: “Venite, è pronto”. Ma tutti, uno dopo l’altro, cominciarono a scusarsi”. (Luca 16,14-24)

Il passo evangelico di Luca è inserito nel contesto di un dialogo con un commensale che dice a Gesù una beatitudine: “Beato chi prenderà cibo nel regno di D-o”.

É evidente che questa persona vuol mettere alla prova Gesù. Ma Gesù insegna a guardare oltre, e per questo racconta la parabola di un uomo che invita molta gente ad una grande cena.

Ci sono due risposte diverse che emergono a questo invito. Da un lato una serie di persone invitate accampano delle scuse. Di fronte ad invitati del genere, per quanto ci possano essere motivazioni comorensibili, il padrone sceglie di rivolgere la sua attenzione ad altri invitati.

Manda i suoi servi a cercare persone che sono nelle piazze della città, poveri, storpi, ciechi e zoppi: gente emarginata. E non soddisfatto manda i servi a cercare anche altre persone, perché c’è ancora posto al banchetto. Si rivolge a gente che i servi incontrano nelle strade e ci sono persone perfino nascoste.

Il messaggio di Gesù di oggi è rivolto a noi. Non pensiamo di cavarcela con delle scuse. L’invito del Signore è importante e prezioso. Se non siamo attenti ci sono altri che verrano invitati. Non possiamo immaginare di costruire una fede di comodo. La fedeltà al Signore si misura nella costanza e nel rispondere ad una chiamata.