“In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto.” (Luca 16,19-31).

Il racconto di Lazzaro e dell’uomo ricco ci apre a due dimensioni: quella della vita quotidiana, di oggi, e quella sul futuro, in prospettiva escatologica.

La parabola che Gesù racconta ai farisei e anche concretamente a noi oggi ci mette in guardia.

Innanzitutto darsi alla bella vita in prospettiva futura non paga! Perché tutto si lascia quando si passa all’altra riva e si muore.

Ma allora che cosa resta di questa vita? É difficile dare una risposta se non attraverso il dare senso al nostro percorso di vita. L’Evangelo di oggi ci pone proprio di fronte a due modi opposti di dare senso al nostro vivere quotidiano e a due dimensioni: una vita povera e una da ricchi.

Innanzitutto nella vita non bisogna perdere le occasioni per convertirci. Non é sufficiente nemmeno la preghiera se, attraverso di essa, non c’è un cambiamento concreto. E nemmeno si può invocare Abramo o Elia per mettere le cose a posto.

Per essere credenti credibili bisogna scegliere la vita e testimoniare il bene. Non sono sufficienti nemmeno i miracoli perché la fede è nuda, convinta o non è.

La conclusione dell’Evangelo la troviamo nel Libro di Geremia: “Benedetto l’uomo che confida nel Signore e il Signore è la sua fiducia” (Geremia 17,5-10). Bisogna ringraziare sempre il Signore per il poco o tanto ricevuto nella vita.