“Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.” (Marco 6,1-6).

Gl insegnamenti di Gesù nelle sinagoghe non sono stati molto fortunati. Nel racconto dell’Evangelo di Marco, per la terza volta Gesù insegna nella sinagoga della sua città. I suoi concittadini sanno bene chi è e conoscono i segni e le guarigioni che ha fatto.

In questa occasione Gesù sperimenta il disprezzo della sua gente, la quale è stupita non tanto del bene ma del fatto che è il figlio del falegname ed é figlio di Maria. E per questo sono scandalizzati.

Ed é in questo frangente che Gesù esce con una espressione che ancor oggi é proverbiale: nessuno è mai profeta in patria! E lo stupore dei suoi concittadini verso di lui diventa stupore per la incredulità della sua gente da parte Gesù.

Dall’Evangelo di questa domenica traiamo due importanti spunti di riflessione.

Il primo riguarda la nostra incredulità e la nostra incapacità, spesso, di non accogliere il bene che c’è nella nostra vita. Il profeta é colui che ci svela il bene, da uomo di D-o quale egli è. Anche il profeta Ezechiele (2,2-5) è stato mandato tra il popolo per scuotere la ribellione verso il Signore.

Il secondo riguarda il fatto che l’insuccesso di Gesù sembra apparentemente essere improduttivo. In realtà tutto il suo messaggio mette in luce che nella debolezza si manifesta la grazia di D-o: “quando sono debole, é allora che sono forte!” (2ª Corinzi 12,7-10).

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