“Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti.” (Matteo 21,33-43).

La liturgia della Parola dedica una particolare attenzione alla vigna. Essa rappresenta la coltivazione che più di altre rallegra qualsiasi tavola imbandita con i suoi frutti.

Ma il riferimento alla vigna nasconde un importante messaggio rivolto da Gesù alle autorità religiose. La vigna é il terreno dove avvengono dei delitti: vengono uccisi i servi del padrone venuti a raccogliere i frutti della vigna e addirittura viene ucciso il figlio del proprietario. I contadini vogliono possedere la vigna pensando di diventare padroni.

Abbiamo capito bene che questa parabola evoca i passi che riguarderanno Gesù, il Messia, il Figlio del D-o vivente e il percorso che lo accompagnerà alla croce.

Si consuma tra Gesù e i capi religiosi una frattura insanabile. Gesù spiega  che per effetto della cattiveria, della violenza, del desiderio di possedere la verità su D-o, la vigna che dà frutti sarà loro tolta.

È drammatico pensare che le autorità religiose non abbiano capito il senso della presenza di Gesù e addirittura abbiano indicato perfino la loro misera fine, tanto da venir superati perfino dalle prostitute e dai pubblicàni che hanno creduto alla parola di Gesù.

C’è un verbo in questo Evangelo che ci inquieta: togliere. Il nostro cammino di fede dovrebbe aiutarci ad aggiungere e non a togliere. Non perdiamo l’occasione per sentirci custodi della vigna del Signore. Rincominciamo a prenderci cura gli uni degli altri nel Signore, a sentirci “Fratelli tutti”, ad avere “un nuovo sogno di fraternità e amicizia sociale”.