In quel tempo, mentre Gesù si allontanava, due ciechi lo seguirono gridando: «Figlio di Davide, abbi pietà di noi!». Entrato in casa, i ciechi gli si avvicinarono e Gesù disse loro: «Credete che io possa fare questo?». Gli risposero: «Sì, o Signore!». Allora toccò loro gli occhi e disse: «Avvenga per voi secondo la vostra fede». E si aprirono loro gli occhi.” (Matteo 9, 17-21).

L’Evangelo di oggi ci fa cogliere tre dei sensi della nostra umanità: la vista, l’udito, il tatto. Mancano solo il gusto e l’olfatto per completare la bellezza del nostro cammino di credenti credibili.

Il testo evangelico ci illumina su alcuni interstizi del nostro riconoscere la presenza del Signore.

I due ciechi hanno la necessità di vedere. Hanno ascoltato la fama di Gesù. Però lo identificano in una dimensione che appartiene al passato: “Figlio di Davide”. Gesù vuole aiutarli a fare un passo in avanti.

Sembra quasi dire a ciascuno di loro: vuoi vedere davvero? Dipende tutto dalla tua fede, dal tuo sentire interiore, non solo dal vedere, dal vederci chiaro. Si vede chiaro nella profondità del vostro cuore!

Gesù tocca i loro occhi: questo suo agire scardina la strana idea che il Signore condanni i malati e i disabili per le loro colpe, o per quelle dei loro avi.

Il Signore della vita vuole che noi vediamo in pienezza. Desidera un cambiamento interiore. Il vedere ci aiuta ma fino ad un certo punto.

Poi Gesù non vuole essere considerato in santone. Vuole la conversione profonda. Ma i due ciechi sono troppo contenti per tacere. Invece qualche volta sarebbe opportuno essere gioiosi nel ringraziare il Signore in silenzio.