Gv 12, 20-28
Tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si
avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo
vedere Gesù». Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù.

Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. E chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna.

 

 

Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà.
Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome».

 

Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!».

La pagina di Vangelo di oggi a prima vista può spaventare: di fronte ad un Gesù che rivela una verità così scomoda (“Chi ama la propria vita, la perde”) forse la prima tentazione sarebbe quella di scappare, mettendo sul tavolo numerose ragioni più che valide.

Il nostro istinto di sopravvivenza ci chiama a rifuggire la morte, il nostro orgoglio ci spinge ad evitare l’umiliazione. Noi ci teniamo a
far bella figura e a rimanere in vita.

La logica di Gesù però è opposta a quella del mondo: Lui non persegue il proprio successo, ma vive per il compimento della sua missione. Non si tratta di disdegnare la propria vita, ma di guardarla da un’altra prospettiva. Se ci limitassimo a vedere il successo di Gesù ne rimarremmo delusi: tradito da Giuda, abbandonato dai suoi apostoli nell’ora più buia e infine messo in croce.

I cristiani infatti sono chiamati ad annunciare “Cristo crocifisso: scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani” (1Corinzi 1, 23).

Gesù però ci invita ad alzare lo sguardo, ad andare oltre; la croce e la morte non hanno l’ultima parola perché la Resurrezione spazza via tutte queste paure, squarcia il buio come luce abbagliante.
C’è un bene che va al di là di questo, ci è chiesto di passare attraverso prove che a volte non capiamo, siamo invitati a dare tutto noi stessi nelle vicende della nostra quotidianità perché sappiamo, grazie all’esperienza di Gesù, che “se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto”.

Chiediamo al Signore di sostenerci nelle salite più ripide consapevoli che non ci abbandona mai, che sta sempre al nostro fianco. Soprattutto nei momenti più difficili Lui è lì per farci sentire amati: non perderemo mai il suo Amore e consapevoli di questo non possiamo nascondere questa Verità a chi incontriamo sul nostro cammino.

Come diceva Don Tonino Bello, chiediamo al Signore di trasformare le nostre ferite in feritoie per far passare la Luce della Speranza che viene dal Risorto che ci darà la possibilità di dare senso alle nostre fatiche e ci darà la forza di affrontarle con la Pace che solo Lui sa darci.