Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore.” (Matteo 9,32-38).

Ci sono quattro azioni che Gesù compie nella sua attività missionaria: percorre città e villaggi, insegna nelle sinagoghe, annuncia la buona notizia, guarisce malati e bisognosi.

Nell’Evangelo di oggi guarisce un muto indemoniato e lascia senza parole la folla. Tuttavia Gesù nutre compassione perché si rende conto che, al di là del suo impegno e dell’aiuto dei discepoli, la gente non ha un pastore, qualcuno che possa essere loro vicino.

Chiede ai suoi discepoli di pregare perché il Signore doni operai per annunciare l’Evangelo.

Davvero il nostro tempo non è molto diverso. Anzi oltre a constatare gente che si è allontanata dalla vita comunitaria e dalla fede, l’indifferenza serpeggia come un male a volte incurabile. Non manca la nostra contro testimonianza che é la vera infedeltà di chi dice o crede di avere fede.

Non siamo Chiesa in uscita molto spesso. La formazione è un optional. All’annuncio della Parola manca il vissuto. Ma c’é una fiammella che per grazia di D-o cresce: il prendersi cura di chi sta male.

Abbiamo un esempi significativi. Possiamo scovare in ogni dove testimonianze di vera dedizione e amore per gli altri. Guardiamoci intorno!

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